Jacob Levi Moreno

Anne Ancelin Schützenberger, autrice de “La sindrome degli antenati” (Di Renzo Editore) e studiosa della trasmissione dell’inconscio tra generazioni, ha riassunto in poche righe le imprese che fanno di Jacob Levi Moreno uno dei protagonisti della psicologia del Novecento: 

Medico, sociologo, filosofo, psicoterapeuta di gruppo e uomo di teatro dell’Europa centrale (cresciuto nella Vienna dell’impero austro-ungarico, poi imigrato nel 1926 negli Stati Uniti e naturalizzato americano), Moreno è il creatore dello psicodramma, della sociometria, della psicoterapia di gruppo (1932) della teoria dei ruoli (1934), di una forma particolare di azione-ricerca, dei metodi attivi (action-methods) della sociatria (termine che integra l’approccio sistemico alla psichiatria sociale) e della sociologia partecipante, dei metodi di formazione di gruppo in piccoli gruppi, del co-inconscio familiare e di gruppo e dell’atomo sociale, base dell’identità di gruppo e personale… Ciò che distanzia Freud e Moreno è anche una questione di principio: Moreno è più attratto dal futuro che dal passato. Afferma e ripete: “Non si può guidare una macchina guardando solo nello specchietto retrovisore. Bisogna guardare da tutti i lati, davanti come di fianco a noi”. Moreno pensa al ruolo rivoluzionario del teatro, a un teatro vivo (spontaneo, l’inverso del teatro “confezione culturale”) alla sociometria e al sociodramma come strumenti per contribuire a risolvere i problemi sociali, razziali, politici, economici, culturali su piccola e vasta scala.

 Prima di elencare le tappe principali di questo percorso umano e scientifico, vorrei sottolineare l’importanza dell’infanzia di Moreno e sfiorarla con un’ottica analitica. Non per sminuire la rivoluzione dello psicodramma, ma per mettere in rapporto i due approcci alla psiche. Moreno stesso dichiarò che lo psicodramma della sua vita aveva preceduto lo psicodramma come metodo e di esserne stato il primo paziente, protagonista e regista allo stesso tempo. La sua autobiografia [1] rivela le crisi, le inquietudini, le bizzarrie quasi patologiche della sua infanzia e della sua gioventù in Europa, restando sempre sul piano fenomenologico, senza avanzare nessun modello interpretativo di natura analitica o sistemico-relazionale.

Ci sono due versioni della nascita di Moreno. Quella garantita dalle ricerche dei biografi ha appurato che Moreno è nato a Bucarest (Romania) il 18 maggio 1889. L’altra è stata creata da Moreno come uno psicodramma. Eppure, nella sua falsità storica, questa versione sembra più vera perché illumina il mito personale del suo autore. È un’entrata in scena degna di Shakespeare:  

Sono nato il 18 maggio 1889, in una notte tempestosa, su una nave che, attraverso il Mar Nero, avanzava lungo il Bosforo. La destinazione di quel lungo viaggio avrebbe dovuto essere Costanta, in Romania. Era l’alba del Sabato Santo e il parto avvenne poco prima della Preghiera del Mattino. Il fatto che io sia nato a bordo di una nave si spiega con un semplice errore di calcolo da parte di mia madre, appena sedicenne e ignara dell’esatto periodo della gestazione. Nessuno conosceva l’identità della bandiera della nave: era greca, turca, rumena, italiana o spagnola? Così entrai nel mondo senza nome e senza cittadinanza. Quando, nel 1914, scoppiò la prima guerra mondiale, in mancanza di un certificato di nascita, nessuno riusciva a stabilire se fossi turco, greco, rumeno, italiano o spagnolo. Anni dopo, la monarchia austro-ungarica, ebbe problemi col mio servizio militare perché non c’erano prove della mia vera nazionalità. Sono nato come cittadino del mondo: un navigatore che attraversa i mari, da un paese all’altro, destinato a sbarcare, un giorno, nel porto di New York. 

 

I genitori di Jacob (primogenito di altri cinque fra fratelli e sorelle) sono ebrei sefarditi. Il padre (Moreno Nissym Lévi) è un commerciante ebreo mediterraneo, emigrato dalla Turchia in Romania, un padre anziano che non parla tedesco, lavora spesso lontano da casa e non sempre riesce a farsi pagare dai suoi clienti. La giovane madre, Pauline, è una donna vitale ma semplice. Non ha studiato ma legge la fortuna dai fondi del caffè e dalle foglie del tè. Moreno le riconosce con affetto delle doti di sentimento e intuizione che egli stesso sembra aver introiettato, a vantaggio del carisma teatrale e della vocazione profetica che ne fanno un personaggio:

 

Mia madre era superstiziosa, credeva profondamente nell’interpretazione dei sogni e nella predizione del futuro… Era solita leggere i tarocchi per i vicini, per gli amici e soprattutto per i suoi figli. Prediceva le guerre e i matrimoni, le nascite, i divorzi e le morti … Era piena di idee e di sogni, una gran narratrice di storie. Versatile nelle lingue, parlava tedesco, spagnolo, francese e naturalmente rumeno… era una donna molto popolare ovunque andasse. Di spirito socievole, parlava con gli estranei, che le rispondevano. Aveva un gran senso dell’umorismo…

Più problematica è la descrizione di Pauline che ha dato la moglie di Moreno, Zerka Toeman Moreno, non in un racconto ma in un monologo [2] in cui si è espressa in scena come doppio di suo marito:

 Mia madre veniva da una ricca famiglia di commercianti di grano. Aveva due fratelli che non si sono mai sposati ed erano en­trambi molto più anziani di lei. Quando i genitori morirono, loro, non sapendo cosa fare con mia madre, la spedirono in un col­legio di suore cattoliche, dove avrebbe dovuto prendere il velo. Ma questo per degli ebrei era sconcertante, per cui ad un certo momento la tolsero di là e le fecero sposare mio padre, coetaneo di mio zio e molto più anziano di lei.

Gli ondeggiamenti di Pauline tra due religioni e tre genitori so­stitutivi (i fratelli, le suore e il marito) si ripercossero sul figlio e spiegano la metafora della nascita in una barca in mezzo a un mare senza nazionalità. Un episodio della prima infanzia sembra rivestire grande importanza. È sempre Zerka Moreno che recita: 

Quando avevo nove mesi fui molto vicino alla morte, a causa di una grave forma di rachitismo. Un giorno mia madre ed io eravamo in giardino, quando si fermò sul cancello una zingara che mi guardò e disse: Ma questo bambino è molto malato!  Mia madre non sa­peva cosa fare con me. Era cresciuta in un collegio cattolico e non aveva avuto esperienza di una figura materna significativa a cui ispi­rarsi per crescere i figli. Piangeva e diceva: Sì, il mio bambino è malato. E la zingara: Ti aiuterò io a curarlo. Procurati della sabbia e metti tuo figlio ogni giorno su questa sabbia al sole. Mia madre fece così e io guarii dal rachitismo.

 

Ma il problema non era solo quello delle cure materiali: la madre di Moreno non era in grado di rispecchiare adeguatamente la personalità di suo figlio. Non poteva riflettere nello scintillio dei suoi occhi gli entusiasmi di un bambino che a quattro anni giocava a Dio arrampicandosi sulle sedie, e nemmeno riusciva a capire perché mai suo figlio non sopportasse di essere chiamato col suo nome. Il doppiaggio di Zerka Moreno (basato su confidenze del marito e su rapporti intimi) rivela un’immagine della madre meno empatica e simpatica di quella che Moreno ha delineato nella sua autobiografia:

 

Mia madre era una brava donna ma dagli orizzonti molto limita­ti... Non mi sentivo appartenere al mio retroterra borghese. Non stavo bene da nessuna parte: mi sentivo sempre irrequieto, alla ricerca di un altro posto in cui stare meglio... Ero la disperazione di mia madre che non sapeva come comportarsi con me. Pensava che fossi un po' pazzo. E probabilmente tale apparivo agli occhi altrui. Ma volevo di­mostrare che si può essere pazzi e sani allo stesso tempo.

 

Ecco una chiave di lettura. Per provare che si può essere sani e pazzi allo stesso tem­po, senza perdere il contatto con gli altri, Moreno, da grande, inventerà un nuovo giocattolo e se lo costruirà con le sue mani. Il setting dello psicodramma sarà architettato in modo che il regista possa giocare col paziente e inseguire i suoi fantasmi, restando sempre inquadrato dallo sguardo del pubblico. Il rischio di precipitare in un delirio a due, o nella fusione colpevole di una coppia terapeutica in crisi, è tenuto a bada dai testimoni del gruppo. Si tratta di recitare, di giocare, di far finta, davanti una platea. Come in chiesa e a teatro. Questo contratto ludico e spettacolare evita gli equivoci e i pericoli del classico setting duale della psicoanalisi.

Scendendo dal lettino per salire su un palcoscenico, la relazione pa­ziente-terapeuta è compresa a sua volta dal gruppo. Il pro­tagonista si giova di un doppio sostegno: quello del regista e quello della platea. Del resto il pubblico aiuta anche il regista. Come era accaduto alla madre di Moreno con la zingara di passaggio, qualche volta la formula giusta per aiutare un paziente arriva al terapeuta dall’intervento di un altro membro del gruppo.

All’età di quattro anni, Jacob comincia a frequentare la scuola di un rabbino sefardita e già legge la Bibbia in ebraico. Quando il bambino ha sei anni, il padre trasferisce la famiglia da Bucarest a Vienna, dove si ritrova appena tollerata, ai margini di una società rigidamente cattolica. Ed è nel tempio sefardita di Vienna che Jacob fa il suo bar mitzvah. Vienna sarà per Moreno la città del tempio e del teatro.

In assenza del padre e a causa della sua personalità prorompente, Jacob diventa capoclasse e leader dei fratelli e dei compagni. Se la famiglia esce a passeggio, è lui che apre il corteo, come un leader o uno scout. Il padre lo sprona a diventare medico e lo porta a Istanbul a conoscere i nonni. In questa occasione lo fa entrare in uno degli ultimi harem dove Jacob vede un gruppo di belle ragazze nude fare il bagno e massaggiarsi. Jacob ha tredici anni quando uno zio materno lo porta a fare un meraviglioso viaggio in Italia, da Fiume a Roma e Napoli, durante il quale si innamora di Firenze e di una fanciulla sconosciuta. Tutto secondo il classico modulo romantico e animico dei grandi amori a distanza. [3]

Nel 1904 il padre di Moreno ha problemi di lavoro e trasferisce la famiglia a Berlino. Dopo tre settimane, Jacob preferisce tornare a Vienna da solo, forse per sottrarsi al crollo imminente del matrimonio dei genitori. Moreno si mantiene lavorando come precettore di due bambine della buona borghesia e confessa di aver giocato ad harem con loro, come qualcuno aveva già fatto con lui, secondo il costume di quegli anni. È un’informazione autobiografica gettata distrattamente ma è possibile che la cosa lasci il segno: per alcuni anni Moreno avrà con le sue donne solo relazioni platoniche e, dopo la laurea in medicina, assisterà i suoi pazienti, senza farsi pagare, sfiorando un’aristocratica miseria.

Una spiritualità fuori dal coro e uno straordinario talento per trovare la forza di vivere nel prendersi cura degli altri, lo salvano dall’isolamento. Moreno vive una sindrome teologica che, in un’epoca di ateismo e agnosticismo, sfocia nell’ideale dell’Io-Dio caro a Martin Buber e culmina nell’invenzione dello psicodramma come macchina per la creazione di universi paralleli e terapeutici.  

La mia attrazione per l’idea di dio è iniziata nella prima infanzia. L’Essere più importante nell’universo era Dio, e mi piaceva essere legato a Lui. La prima sessione di psicodramma ebbe luogo quando interpretai la parte di Dio all’età di cinque anni, nel 1894.

Il quadro socio-politico è chiaro. Come Isaac B. Singer, il Nobel per la letteratura Yiddish, Moreno è un ragazzo povero, ebreo e superdotato. Ma, a differenza di Singer, Moreno non è figlio di un rabbino rispettato ed amato dalla sua gente. Al contrario, è un primogenito genitorializzato, costretto all’inversione di ruolo con un genitore anziano e assente che vende (oltretutto con scarso profitto) un articolo inquietante. Si tratta del più saturnino e imbarazzante degli articoli: casse da morto. Tragicomico a dirsi. Terribile da vivere. A questo deprimente contesto Moreno reagisce sviluppando un eros sociale e religioso, scardinatore maniacale di confezioni rigide e chiuse. La sua sarà una professione di successo, allo statu nascendi, un lavoro di esubero, agli antipodi delle pompe funebri. Una professione - regista di psicodrammi - inventata per liberare la vita dalle confezioni che la soffocano e le impediscono di risorgere.

L’inversione di ruolo più creativa di tutte (con cui Moreno reagisce e risponde alla genitorializzazione subita in famiglia) sarà l’idea di mettere insieme il suo nome (Jacob Levi) e il suo cognome (Moreno), invertendo quelli anagrafici di suo padre: Moreno (di nome) e Nissim Levy (di cognome).

Il trasferimento in America è preceduto da una complessa fase viennese in cui Moreno alterna e combina interventi sociali, iniziative poetico-religiose ed esperimenti medico-teatrali in una miscela impareggiabile e senza prcedenti.

Nel 1910 Moreno fonda a Vienna “The Impromptu School” e pubblica The Book of Good. Dal 1913 al 1914 Moreno inventa gruppi informali di incontro per le prostitute del quartiere delle luci rosse di Vienna e pubblica il celebre invito ad un incontro.

Dal 1915 al 1917 si occupa come medico di un campo di profughi italiani a Mittendorf dove studia le relazioni di gruppo e pone le basi del suo sociodramma, un semplice metodo grafico per misurare e ristrutturare l’atomo sociale che costituisce l’io nella dimensione gruppale. Il sociodramma consente di osservare le dinamiche di simpatia, attrazione e leadership e contiene in nuce il senso dell’approccio sistemico-relazionale.

Nel 1917 Moreno si laurea in medicina a Vienna specializzandosi in psichiatria. Lavora nella cittadina di Bad Voslau come medico del lavoro del municipio, assunto da un sindaco socialista. Pratica la medicina, ma  più come vocazione che come professione, senza farsi pagare. Occhi azzurri, barba rossiccia cristologia, Moreno vive in una dimensione profetica e radicale. Dal 1918 al 1922 pubblica la rivista Daimon alla quale collaborano Max Brod (editore di Kafka), Martin Buber, Arthur Schnitzler, Alfred Adler e il pittore Oskar kokoshka.

Nel 1921, un anno prima della messa in scena a Roma “Sei Personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, Moreno apre a Vienna la prima sessione di teatro improvvisato Das Stegreiftheater, senza copione né attori, nel quale invita gli spettatori a rappresentare gli eventi del giorno. Un anno dopo, Moreno scopre il potere trasformativo della catarsi grazie al caso di Barbara, una giovane attrice specializzata in ruoli di eroina romantica, che ha invitato con successo a calarsi nei panni di personaggi violenti e tragici della cronaca nera.

La creatività di Moreno nel muoversi tra gioco e realtà, senza scivolare nella patologia, fa pensare a Winnicott. Ma è anche un colpo di teatro degno del teatro di Pirandello, che lo imparenta, honoris causa, al Ciampa de Il berretto a sonagli, al Leone Gala de Il gioco delle parti e, per certi versi, persino ad alcuni imbrogli mercuriali del grande Totò[4].

Moreno fa la sua “inversione di nome” nel 1925, poco dopo la morte del padre, allorché si trasferirà in America. Ma non basta. Facendo i certificati per l’ingresso nel nuovo mondo, Moreno riuscirà a togliersi tre anni di età, creando non pochi problemi ai futuri biografi. In molti libri infatti figura la falsa data di nascita del 1892.

Che senso ha questa nuova data psicodrammatica? Come interpretarla?

Non è in ballo la vanità di ringiovanirsi. Piuttosto parlerei di un bisogno di giustizia remunerativa nell’ambito del suo sistema familiare. Quella di Moreno è la protesta di un figlio genitorializzato che non ce la fa più e rifiuta il copione che gli è stato messo in mano dalla famiglia.

I lettori che si trovano nelle stesse condizioni capiranno facilmente. Primogeniture come quelle di Moreno non sono un privilegio ma una condanna a un doppio legame che nessuno vuole vedere. Implicano più doveri nevrotici che diritti biblici e imprigionano il fratello più grande in obblighi estenuanti e a senso unico. Prima di allora la protesta di Moreno per il ruolo a lui riservato, era stata espressa dal fatto di non voler essere chiamato per nome dai nessuno, soprattutto dai familiari. Un sintomo relazionale che creava un certo imbarazzo attorno a lui e che, sia pure confusamente, indicava il suo rifiuto per il ruolo che gli era stato assegnato.

Da un punto di vista sistemico-relazionale, la ristrutturazione della data di nascita dal 1889 al 1892, operata in America, non è solo un’allusione al 1492 (anno in cui avvenne l’esodo del popolo ebraico dalla Spagna in seguito all’Inquisizione) come ha suggerito René Marineau. Calandosi tre anni, Moreno mette suo fratello minore, William (nato realmente nel 1892) nel ruolo di fratello più grande. Il trick di Moreno è dunque una debolezza ricostituente. Un gioco di ruolo che gli consente di chiedere aiuto (e rimborso) alla famiglia in un difficile momento di passaggio e rinascita nel nuovo mondo.

Queste, in breve, le tappe principali del suo esordio in Europa.

Nel successivo passaggio da Vienna agli Stati Uniti, l’entusiasmo di Moreno per l’azione e l’incontro anticonvenzionale non scema, anzi prende corpo. Nel corso degli anni, il pensiero di Moreno si organizza empiricamente come se il regista di genio avesse finalmente trovato il produttore giusto, in un incontro che giova ad entrambi. Una specie di miracolo laico traduce le intuizioni astratte di Moreno in tecniche di intervento concrete e misurabili che dall’America si diffonderanno progressivamente nel resto del mondo, fino alla Cina, all’India, al Giappone.

Lo psicodramma e il role playing si rivelano efficaci in contesti semplici, come la formazione e la scuola, o complessi, come l’analisi di gruppo e la psicoterapia delle psicosi. Oggi sono migliaia gli psicologi, gli psichiatri e persino gli analisti che si giovano delle innovazioni di Moreno, anche senza saperlo. In un certo senso, il desiderio infantile di Moreno di non essere chiamato col suo nome si è realizzato al di là delle sue aspettative.

Vediamo in sintesi, le date più significative del passaggio in America e del passaggio dall’America al mondo:  

1925 Moreno si trasferisce negli Stati Uniti, prima a New York, poi nella località di campagna di Beacon sulle rive del fiume Hudson, dove aprirà il suo istituto, il suo teatro terapeutico e una piccola casa editrice dedicata alle sue opere di psicodramma e sociometria.

1927 A dieci anni dalla laurea in medicina ottenuta a Vienna, Moreno consegue la licenza per esercitare la medicina in America. L’anno dopo aprirà due studi a New York, uno nell’86ma strada e uno nel quartiere ebraico di Manhattan.

1929 Nello stesso anno in cui si realizza il primo film interamente sonoro, Moreno apre alla Carnegie Hall di New York delle sessioni di teatro di gruppo improvvisato.

1931- 1932 Moreno mette a punto il concetto di Psicoterapia di Gruppo e lo presenta al congresso dell’Associazione Americana di Psichiatria a proposito di un progetto di psicoterapia nelle carceri di Sing-Sing. In collaborazione con Helen Jennings, studia una comunità di ragazze in un istituto di detenzione, dal punto di vista sociometrico, cioè misurando le tensioni affettive e i livelli di vicinanza, distanza e reciprocità tra i membri del gruppo.

1934 Moreno pubblica il suo libro più importante Who Shall Survive? (I fondamenti della sociometria) che resterà il caposaldo della sua psico-sociologia delle dinamiche tra nazioni, gruppi e individui.

1936-1937 Moreno fonda il primo teatro terapeutico nell’Istituto di Beacon a cento chilometri da New York. Il teatro fa parte di un Istituto ricavato da una vecchia scuola in un bosco. Moreno acquista la proprietà con l’aiuto della “milionaria di sinistra” Gertrud Franchot Thone, una proto-femminista, madre del famoso attore. Moreno insegna all’università di Columbia e di New York.

1941 L’ospedale St. Elisabeth di Washington costruisce al suo interno un teatro terapeutico di psicodramma. Moreno incontra Zerka Toeman, arrivata dall’Europa a Beacon per far curare la sorella all’Istituto di Beacon. I due si innamorano.

1942 Moreno fonda l’American Society of Group Psychotherapy e il Sociometric Institute di New York. Moreno e Zerka Toeman pubblicano il loro primo articolo a doppia firma.

1946 Moreno pubblica il primo volume del trattato Psychodrama. Un gruppo di psichiatri e analisti francesi che hanno studiato psicodramma a Beacon con Moreno iniziano a praticare in Francia lo psicodramma per bambini. È l’inizio di una nuova corrente di psicoterapia: lo psicodramma analitico che presto sarà dedicato anche agli adolescenti e agli adulti.

1948 Sessioni di psicodramma aperte al pubblico al Mansfield Theater di New York.

1949 Moreno sposa Zerka Toeman che, tre anni dopo, gli darà il figlio Jonathan. Moreno ha 63 anni.

1951 Psicodramma aperto al pubblico al White Barn Theater di Westport nel Connecticut.

1953 Inizi dello psicodramma per adulti in Francia.

1956 Moreno è a Parigi dove Roberto Rossellini filma per la Radio Televisione Francese lo Psicodramma di un Matrimonio.

1957 Moreno fonda l’International Association of Group Psychotherapy and Psychodrama.

1959 Moreno e Anne Ancelin Schutzenberger fanno dimostrazioni di psicodramma in U. R. S. S. e in Francia. Moreno pubblica Psychodrama II.

1963 Moreno partecipa al terzo Congresso Internazionale di Psicoterapia di Gruppo a Milano.

1964 Primo congresso Internazionale di Psicodramma a Parigi con più di 1000 partecipanti di 36 nazionalità.

1966 Secondo Congresso Internazionale di Psicodramma a Barcellona.

1969 Costruzione del primo Teatro di Psicodramma in un’università francese a Nizza. Quarto Congresso Internazionale di Psicodramma a Buenos Aires. Moreno pubblica Psychodrama III.

1970 Quinto Congresso Internazionale di Psicodramma a San Paolo (Brasile).

1974 Moreno muore a Beacon, circondato dai suoi allievi. Zerka Moreno continua i seminari di formazione in psicodramma ai quali partecipano allievi provenienti da tutto il mondo, fino al 21 agosto 2000 (data e anniversario del loro incontro) allorché l’Istituto sarà venduto alla Horsham Foundation.  Zerka si sposta a Charlottsville presso il figlio Jonathan, professore di etica medica all’università di Virginia. Continua a tenere seminari in tutto il mondo.

Note


1) J. L. Moreno, Il Profeta dello psicodramma, Di Renzo Editore, Roma, 2003.

2) Giovanni Boria, Tele, Angeli, Milano 1983.

3) A Firenze Moreno e lo zio scendono al “Porta Rossa”. Una coincidenza commuovente: è lo stesso albergo dove, molti anni dopo, lo psicodramma entra in Italia dalla Francia nella sua versione analitica, attraverso i gruppi di formazione di Paul e Gennie Lemoine, lacaniani di ferro. Ma c’è di più. Proprio al “Porta Rossa” nel 1990, prende forma con un numero speciale della rivista Atti dello psicodramma l’idea di rivendicare Moreno come padre dello psicodramma, gemellando il teatro della spontaneità a Pirandello e alla cultura italiana.

4) Le sorprendenti affinità mimiche e paralinguistiche tra Moreno e Totò sono evidenti nel documentario girato nel 1964 da Roberto Rossellini alla Facoltà di Medicina della Sorbonne sul famoso  psicodramma della coppia di Paul e Micelle (cfr. J. L. Moreno “Un matrimonio da fare”, Di Renzo Editore, 2005)

 

 
Di Renzo Editore - Collana Dialoghi - Argomentolibri - Sindrome degli antenati - Nicola Santoro - Sante Di Renzo

 

Home Page Testimonianze I libri di Jacob Moreno Collegamenti Contattaci